Ciò che colpisce di più di Tutmosi è la sua poliedricità artistica. L’autore, sempre alla ricerca di nuove forme espressive, gioca con l’immagine, intingendo i suoi pennelli nella tavolozza, o usando l’obbiettivo della sua macchina fotografica come fosse un terzo occhio, quello più dotato, l’occhio del sentire e del creare, e allora sono delle vere e proprie trasfigurazioni della realtà, filtrata dalla sua sensibilità artistica, come nel quadro “Notte” dove luci e buio si confondono e si amalgamano in una nuova visione, privata e onirica, che proietta lo spettatore in mondi fantastici e diafani. Ed è ancora la luce a far da linea conduttrice, nelle opere, “il paludetto”, “Venezia”, “Come fanciulli” e “Pensando a Monet” luce che diventa ricordo, sogno, libertà, e colore. Non voglio dilungarmi oltre, nel descrivere i miei stati d’animo nell’ammirare le opere dell’amico Tutmosi , quindi augurandovi una buona lettura, vi lascio, soli, in questa pagina.
Francesco Melis
Mia Madre
Tenui bagliori d'un ricordo
da sempre nella mente
di bimbo che i pochi tre anni non possono dare di più.
Una stanza in penombra, un letto ed una figura di rosa
vestita, senza voci o rumori,
ma solo l’evanescenza.
Mi han’ detto ch'era bella,
minuta e sottile con voce
graziata, docente di giovani menti, poetessa, pittrice
e magre le dita scorrevano
sulla tastiera d'un piano.
Mio padre non parlava di Lei forse per il troppo,
grande amore perduto o per non riaffiorare il ricordo
di un essere puro, d'una mente
sublime mai più ritrovata.
Ho scritto di questo
in silenzio stamani per la prima e l'unica volta nella
mia vita, non per viver tristezza,
ma con la certezza che
sol nel silenzio si sente
l'amore, si sente il timore,
la gioia ed egli è loquace
quando sembra che intorno
ogni cosa si tace.
Il Mendicante
Da sempre sta sotto quell'Arco
delle vecchie Mura Medicee
dove ogni giorno passeggia la vita.
Lui, il violino e il suo cane.
Escon note importanti celanti un trascorso con l'Arte,
ma ora è lì, noncurante
del mondo che ruota violento
della pace cercata ogni dì.
E' mendice, contento di
quel po' che scintilla
nel logoro fondo cappello.
Il suo fido compagno sonnecchia, apre un occhio
ogni tanto e par che ringrazi
quella gente con mille problemi,
con mille incertezze, in quel
mondo che ruota violento
fra la pace cercata ogni dì.
Recensione di: Carlo A. (Jonathan64)
E' molto difficile selezionare delle opere di questo sublime poeta-pittore, perché sono tutte, in modo diverso, uniche ed affascinanti…
C’è un filo sottile che corre attraverso le opere di questo poeta-pittore, la nostalgia e la ricerca dei valori dell’anima, quel senso delicato e intenso d’abbandono nella natura e nei ricordi, che sono poi versi delicati e nostalgici, romantici ed amari, come se la ricerca di se stesso e delle sue origini, della sua terra natia, gli animali, il lavoro della terra, il mondo contadino, il susseguirsi delle stagioni portasse la sua anima ad un livello talmente alto da sentire quasi il vento di un cielo cobalto, un ricordo di bambino…
Mia Madre:
Un tenue e delicato pensiero, quasi la sensazione di trovare la madre negli attimi che la notte lascia, il silenzio e l’introspezione più personale, senza avere intorno altri pensieri se non quelli più intimi, l’ovattato silenzio della solitudine, quella madre mai conosciuta davvero ma solo raccontata o intuita, nel ricordo degli altri, delle persone care, diventa anima, diventa simbolo dei suoi talenti, la poesia, la pittura, l’amore per la natura, per i valori veri di una vita intera, una poesia quasi sussurrata, come per paura di dire troppo e quindi ancora più intensa, quasi un sussurro del vento, un ricordo talmente forte da lasciare occhi e anima lucidi, splendenti d’amore.
Il Mendicante:
Nasce come pensiero delicato, l’osservazione di una persona che libera, vive di musica e vento, accanto al suo cane sul ponte dove la vita scorre attraverso il passaggio della gente e passare al suo errare, alla sua personale libertà, alla sua ricerca di poesia e d’arte, come intreccio di vite, diverse ma affini, il senso di una vita che scorre inesorabile, senza fermarsi mai… “è lo sforzo sublime d'un animo in pena“ qui il poeta trova la forza, il coraggio di esporre la propria anima alla ricerca d risposte a domande eterne: quelle di persone pensanti, che trovano nel dolore, nelle ingiustizie quello sconforto, quella disillusione che non dà risposte certe. Di quest’anima in pena e lo sforzo di comporre, di dare ad una tela o ad un verso il compiuto dubbio e sprazzi di luce, improvvisi, forti, quasi a non sentire più il buio che attanaglia e stringe forte il cuore. L’attesa e la speranza, le stagioni come la vita, un inverno di bianca neve che tutto copre e la speranza, sempre accesa che diventa certezza, di una nuova stagione, di una primavera che si affaccia nel pensiero di un futuro migliore, di giornate piene di sole nella natura che si risveglia.
Note biografiche: Tutmosi di origini Toscana, docente, studioso di egittologia, vive e lavora in Maremma , terra che lo nutre anche artisticamente e fa esprimere la sua pittura, il suo fotografare e la sua poesia. Hanno detto di lui:Pittore intimista dai paesaggi estatici davanti ai quali si scopre una visione sognante della realtà che sembra portata attraverso il tempo per quella particolare spiritualità che vi si esprime. I cieli, le terre, tutte immagini che nascono dalla trasparenza rosea dei colori, portati come sulla punta selle sfumature, hanno quel sapore di non definito che sembrano generate dallo scolorare di un ricordo. La Maremma Toscana vista con una certa malinconia e solitudine, quasi monotonia che ha una ragione di essere perché è come lo scorrere dell'acqua, come un suono di flauto, come il ripetersi di una stagione o di una nenia antica che non si smetterebbe mai di cantare, che piano, piano si è insinuata in noi e fa parte di noi. La gamma cromatica di questo Artista è prevalentemente chiara e si alternano i "verdi", gli "ocra", i "bianchi" a tracciare un racconto lungo, senza ripensamenti, ma con una estrema immediatezza esecutiva con il solo uso della spatola. Immerso nella realtà, egli ne esalta i significati oltre il tangibile, in contatto con il sospiro dell'infinito, con disinvoltura, con naturalezza, in intimo colloquio con la natura per scoprirne al di là i turbamenti, le coordinate interiori, in ricerca riflessiva e pura, lontano dai rumori del mondo, racchiuso nel "suo mondo, che è il più semplice, eppure il più sofferto. E allora quella malinconia si può chiamare "tenerezza", "amore" per la sua terra sulla quale vola infinitamente per esaltarne i valori, i significarti, la stessa intrinseca essenza.